Suicidi di Stato

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Editoriale

Un bollettino di guerra: ogni giorno un suicidio di chi non ce la fa. Il panettiere di Casalnuovo per una multa degli ispettori del lavoro per poco più di duemila euro, il bar che viene esposto al pubblico ludibrio con i sigilli per aver evaso 0,75 centesimi di euro su un controllo di cinque anni e una serie infinita di piccoli imprenditori che si ammazza, anzi questi imprenditori vengono ammazzati. Che Stato è quello che perseguita i piccoli, i deboli, e si inginocchia davanti ai grandi, ai potenti? Grandi evasori, truffatori indenni, patteggiano e dopo anni pagano, se pagano, con comodo e in forma ridotta. Debiti dello Stato verso le imprese non onorati e intanto quelle imprese chiudono perché hanno dei crediti e non dei debiti. Uno Stato non di diritto, dove la legge non è uguale per tutti non può pretendere il rispetto delle regole da parte dei cittadini.
Scuole che cadono a pezzi, infrastrutture mai completate, strade cittadine groviera, ospedali che chiudono, ma soprattutto monumenti che cadono, musei chiusi, pezzi di coste che si sgretolano, perché i cittadini dovrebbero pagarle le tasse se lo Stato non fa l’uso che dovrebbe dei soldi pubblici e continua ad usarli per ingrassare l’oligarchia dei soliti amici e i privilegi dei politici tutti?
È triste vivere in una nazione dove il comune cittadino sente lo Stato come un nemico, teme la metodologia del fisco più di un usuraio con la consapevolezza dell’ingiustizia sociale e l’iniquità della legge. Patria non madre ma matrigna, Stato come un orco che nei momenti difficili non tende la mano ma calpesta sghignazzando. Il cancro che avviluppa è la politica corrotta e la burocrazia paralizzante e anestetizzante anche chi ha voglia di cambiare.

Fausta Dal Monte

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