Editoriale: Tutta colpa della fontana

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Chi si sarebbe mai immaginato che il filo d’Arianna che unisce Alessandria all’Italia fosse una fontana, certo non una fontana comune ma pur sempre una fontana. Il male, il dissesto, la crisi esemplificati in uno zampillo di acqua non proprio cristallina ma piuttosto torbida. Mi spiego: a Porta a Porta l’emerito Cavaliere è sdegnato, indignato, disgustato dalla paralisi dell’amministrazione pubblica con le sue lungaggini e burocrazie infinite, è per questo motivo che non è riuscito a fare in vent’anni ciò che aveva e continua a promettere in campagna elettorale, la colpa non è sua e porta un esempio concreto di quanto ha dovuto subire da cittadino comune: nientemeno per fare una fontana in una sua proprietà privata ci ha messo un anno.

Vi rendete conto della gravità, del danno morale e psicologico che un (povero) cittadino deve subire? Signori, questi sì che sono problemi! Mi viene in mente, allora, un’altra fontana che di recente, nell’ultima campagna elettorale cittadina, caratterizzò e simboleggiò il governo della precedente amministrazione di Alessandria: la fontana di Lorenzo Repetto, ve lo ricordate, vero? L’attuale sindaco, Rita Rossa, più volte raccontò quanto fosse costata all’amico di Repetto, cioè Pier Carlo Fabbio, cioè il sindaco allora in carica, quell’opera pubblica davanti all’ufficio del presidente dell’Amag, fatta con i ciottoli del fiume Orba che gli ricordavano, guardandola dalla finestra, la sua infanzia felice e spensierata.

Ecco, il fil rouge si è ricomposto, Alessandria-Italia unite dallo stesso amore poetico, bucolico, leggiadro per zampilli e fontane. Finalmente sappiamo di chi è la colpa: dissesto, crisi, spread valgono bene una fontana.

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