Ape volontaria: le cose da sapere

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Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni durante la firma del Dpcm di ripartizione del Fondo Investimenti, per la trasmissione alle Camere, Roma, 29 maggio 2017. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

“Con la firma del decreto da parte del presidente del consiglio Paolo Gentiloni è diventata operativa anche la cosiddetta Ape volontaria.

Dopo L’Ape social un altro dei tasselli contenuti e inseriti nella legge di bilancio 2017, da stamane 04 settembre ha ricevuto luce verde.

Tale ultimo passaggio era indispensabile; vede cosi il traguardo l’atteso provvedimento attuativo che consente ai lavoratori che vogliono o desiderano, lasciare il proprio posto di lavoro, fino a tre anni di anticipo sui requisiti anagrafici in vigore, subendo una riduzione o decurtazione della propria pensione.

L’Ape volontaria doveva vedere la luce nel mese di maggio, ma il Decreto attuativo della norma ha subito diverse modifiche e molti slittamenti, l’ultimo dovuto allo stop imposto dal Consiglio di Stato che

nel mese di luglio aveva caldeggiato e sostenuto possibili e auspicabili modifiche al testo licenziato.

 

Vediamo in sintesi di che cosa si tratta e quali sono i requisiti per potervi accedere.

La cosiddetta Ape è un acronimo, inserita nella legge di bilancio 2017, altro non è che un anticipo pensionistico che permette una maggiore flessibilità in uscita per i lavoratori che devono accedere alla pensione di vecchiaia e per agevolare la transizione verso il pensionamento per le persone che sono disoccupate o in condizione di bisogno (Ape social).

L’Ape è stata introdotta dal governo di Matteo Renzi per cercare di ammorbidire la riforma previdenziale di fine 2011 che ha innalzato a oltre 66 anni l’età per lasciare il lavoro, destinata gradualmente ad aumentare in relazione alle aspettative di vita della popolazione. Per l’anticipo pensionistico è prevista una sperimentazione di due anni, riconosciuta dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018 (articolo 1, comma 166 e seguenti, legge di Bilancio 2017).

Il provvedimento in esame dovrebbe consentire l’invio delle domande a partire dal mese di ottobre. Rispetto alle condizioni iniziali previste o discusse lo scorso anno sono state inserite in corso d’opera alcune novità. Uno dei cardini principali cioè il tasso di interesse netto che verrà applicato, dovrebbe salire dal 2,5% inizialmente previsto al 3,5%, a causa delle mutate condizioni di mercato.

 

 

* Ape volontaria: come funziona

L’Ape volontaria è nella sostanza un prestito commisurato e garantito dalla stessa pensione di vecchiaia; erogato da una Banca e protetto da una polizza assicurativa, in quote mensili per 12 mensilità, che il beneficiario otterrà alla maturazione del diritto. Insomma una sorta di anticipo pensionistico che viene erogato sotto forma di prestito.

 

* chi può fare domanda;

L’Anticipo finanziario con garanzia pensionistica può essere richiesto dai lavoratori dipendenti pubblici e privati, dai lavoratori autonomi e dagli iscritti alla Gestione Separata. Sono esclusi i liberi professionisti iscritti alle casse professionali, che vogliono andare in pensione prima, a patto che non si trovi a più di 3 anni e 7 mesi dall’età di uscita, prevista a 66 anni e 7 mesi.

 

*  da chi viene erogato il prestito e durata;

Il prestito è erogato per un periodo minimo di sei mesi e fino alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia. Il prestito decorre entro 30 giorni lavorativi dal perfezionamento del contratto.

L’importo massimo e minimo richiedibile sarà stabilito con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.

Le somme erogate a titolo di prestito non concorrono a formare reddito ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. Alle somme erogate a titolo di APE si applica il tasso di interesse e il premio assicurativo relativo all’assicurazione di copertura del rischio di premorienza previsti dagli appositi accordi quadro.

Il prestito è erogato da soggetti finanziatori e imprese assicurative scelti tra quelli che aderiscono agli accordi quadro da stipulare tra il Ministro dell’Economia e delle Finanze e il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e, rispettivamente, l’Associazione Bancaria Italiana (ABI) e l’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici e altre imprese assicurative primarie, e viene restituito in 260 rate in un periodo di 20 anni mediante una trattenuta che viene effettuata dall’INPS all’atto del pagamento di ciascun rateo pensionistico, inclusa la tredicesima. È comunque prevista la possibilità di estinzione anticipata del prestito, secondo criteri che saranno fissati da un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.

* termini per la restituzione del prestito;

La restituzione del prestito inizia dal primo pagamento della futura pensione e si completa dopo 20 anni dal pensionamento. Completata la restituzione la pensione sarà corrisposta per intero, senza ulteriori riduzioni per l’Ape. Il prestito è coperto da una polizza assicurativa obbligatoria per il rischio di premorienza. In caso di decesso dell’interessato prima dell’intera restituzione del debito l’assicurazione versa alla banca il debito residuo. L’eventuale pensione ai superstiti viene corrisposta senza decurtazioni. A fronte degli interessi sul finanziamento e dei premi assicurativi per la copertura del rischio di premorienza è riconosciuto un credito di imposta annua nella misura massima del 50% dell’importo pari a un ventesimo degli interessi e dei premi assicurativi complessivamente pattuiti nei relativi contratti. Tale credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi ed è riconosciuto dall’INPS per l’intero importo rapportato a mese a partire dal primo pagamento del trattamento di pensione

 

 

* requisiti;

Per accedere al prestito è necessario, al momento della richiesta: avere almeno 63 anni di età e 20 anni di contributi; maturare il diritto alla pensione di vecchiaia entro tre anni e sette mesi; avere un importo della futura pensione mensile, al netto della rata di ammortamento per il rimborso del prestito richiesto, pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo dell’Assicurazione Generale Obbligatoria; non essere titolare di pensione diretta o di assegno ordinario di invalidità.

Per far partire la procedura servono le convenzioni con Abi e Ania sia per il prestito, con un tasso di interesse fino al 6% circa ma con la possibilità di un credito d’imposta, sia per una polizza assicurativa per i casi di premorienza.

Il diritto ad accedere (attraverso domanda all’Inps, anche online, decorre dal primo maggio 2017 e sarà retroattiva. Nel decreto si legge: “Coloro che hanno maturato i requisiti in una data compresa tra il primo maggio 2017 e la data di entrata in vigore del presente decreto possono richiedere, entro 6 mesi dall’entrata in vigore del presente decreto, la corresponsione di tutti i ratei arretrati maturati a decorrere dalla suddetta data di maturazione dei requisiti”.

Il prestito verrà restituito in vent’anni di rate mensili, pagando un interesse comprensivo anche del costo dell’assicurazione. E al netto della detrazione a carico delle casse pubbliche che finanzia la metà della spesa per interessi e polizza.

C’è però il busillis del nodo tassi. Anticipare la pensione con l’Ape comporta firmare   due contratti: uno con la banca e l’altro con l’assicurazione (a copertura del rischio di premorienza). È lo stesso pensionando a scegliere tra una rosa di istituti e compagnie, convenzionate con lo Stato. Ma a quale tasso? A quello di mercato al momento della domanda, agganciato a parametri europei ancora da definire (come i mutui legati a Irs e Euribor). E dunque quanto peserà questo prestito? Lo scorso novembre Palazzo Chigi aveva simulato scenari al 2,5%.Pur tuttavia   le condizioni sono completamente   cambiate. Gli spread si sono alzati. E ora si ipotizza un tasso superiore al  3,5%, andando a influire sulle condizioni di partenza dell’Ape che doveva debuttare  lo scorso  primo maggio, ma slittato ad oggi.  E’ pur vero che si tratta di un tasso fisso: rimane quello per tutti e venti gli anni di restituzione del prestito (dal compimento dei 67 anni fino agli 87 anni). Come fosse un mutuo a tasso fisso, appunto. Ma con l’inflazione che ha ripreso a salire e le operazioni straordinarie della Bce (il Quantitative easing) avviate verso la fine, i tassi probabilmente torneranno a crescere, dopo la lunga discesa di questi anni.

Il paradosso. Con quali conseguenze? Il risultato è un vero e proprio paradosso. A parità di condizioni – anni di contribuzione, futura pensione, anticipo richiesto (sei mesi, un anno o due e fino a un massimo di tre anni e sette mesi) – il lavoratore che fa domanda subito, diciamo adesso o nei prossimi mesi, con ogni probabilità spunta condizioni migliori del collega che la inoltrerà magari tra sei mesi o nel 2018, quando certo trova condizioni di partenza peggiorative. In questo secondo caso, la decurtazione della futura pensione (caricata della rata di restituzione del prestito) diventa più pesante. O in alternativa – dovendo essere rispettato il vincolo creditizio di evitare il sovra indebitamento del richiedente, si deve accontentare di anticipare la pensione per meno anni di quanto desiderato. D’altronde non può che essere così, visto che le banche non regalano nulla e che i tassi, ora bassissimi, prima o poi dovranno pur salire. Ma l’operazione, conti alla mano, rischia davvero di finire su un binario morto….

Michele Minardi

 

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