Dalla canna comune di fosso il futuro dei carburanti

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Nel mesi di aprile di quest’anno con la posa della prima pietra del nuovo stabilimento di Crescentino (VC) è stata avviata la nuova fase per la produzione di bioetanolo: un progetto di ricerca pluriannuale da 120 milioni di euro; attraverso il quale il Gruppo M&G si candida a diventare leader in Europa nel settore dei biocarburanti di II generazione. L’impianto ha il compito di tradurre in produzione l’innovativa tecnologia Pro.E.Sa.™; messa a punto nei laboratori di Chemtex; con sede a Rivalta Scrivia di Tortona (AL); società di ingegneria del Gruppo; dove dal 2009 è in funzione un impianto pilota. L’acquisizione nel 2004 della Chemtex International Inc.; segna una svolta nella strategia del Gruppo M&G; in direzione dello sviluppo di una chimica verde capace di fornire prodotti innovativi per diversi ambiti di applicazione (agroindustriale; cosmetica; energia; etc); partendo dall’utilizzo di biomasse ligno-cellulosica; disponibile localmentee nonconcorrenti con il consumo alimentare. La tecnologia Pro.E.Sa.™ dà una risposta positiva e concreta a uno degli elementi più critici legati alla produzione di bioetanolo e cioè l’utilizzo di prodotti agricoli destinati all’alimentazione; come mais e canna da zucchero ma con il grande rischio di aumenti del prodotto agricolo e la sottrazione di di risorse preziose per l’alimentazione. La materia prima nel processo messo a punto da Chemtex è; invece; la canna comune di fosso; quella che tutti conosciamo e che vediamo crescere rigogliosa su tanti terreni. Le “esigenze” della canna comune; il cui nome scientifico è Arundo donax; sono minime: il consumo di acqua; fertilizzanti e territorio è molto basso; al contrario il rendimento è decisamente elevato e la capacità di sequestro di CO2 raggiunge il 90%. Un dato rilevante se si considera che l’Unione Europea ha scelto di classificare il tasso “bio” dei nuovi combustibili proprio sulla base della capacità di sequestro dell’anidride carbonica di ciascuna materia prima utlizzata; a partire dal 2014; saranno considerati “bio” solo quei carburanti con un una capacità di sequestro superiore al 50% e questa percentuale salirà al 60% nel 2017: l’impiego di mais; grano; palma; soia e colza per la produzione di biocarburanti dovrà essere abbandonato. Non solo; secondo le direttive dell’Unione europea; entro il 2020; almeno il 10% dei combustibili per autotrazione dovrà provenire da fonti rinnovabili. Questa disposizione crea di fatto un mercato; che; nella sola Italia; si traduce in una domanda stimata pari a non meno di 1;5 milioni di tonnellate di bioetanolo. La tecnologia Mossi&Ghisolfi è in grado di soddisfare questa esigenza: sarebbe sufficiente coltivare con Arundo Donax il solo 3% dei terreni abbandonati in Italia per centrare il traguardo del 2020. La produzione e l’impiego di bioetanolo di II° generazione sono in grado di favorire lo sviluppo di aree agricole marginali con ricadute positive per il settore agricolo e consentirebbero la riduzione della dipendenza italiana da fonti fossili; con benefici in termini di riduzione di emissioni di gas ad effetto serra superiore al 70%. Inoltre; la parte non utilizzabile della materia prima vegetale – la lignina; sottoprodotto del processo per la sintesi di bioetanolo – sarà riutilizzata come combustibile per gli impianti di generazione elettrica: in questo modo; l’impianto funzionerà in totale autonomia energetica e il surplus sarà reimmesso sulla rete elettrica nazionale. Questo sarà reso possibile grazie alla statunitense Novozymes; partner nel progetto; che ha sviluppato e fornirà all’impianto vercellese gli enzimi necessari a trasformare la cellulosa presente nelle biomasse in zuccheri che; attraverso un processo di fermentazione; danno poi origine all’etanolo. Sotto il profilo della competitività di prezzo; inoltre; il bioetanolo di II generazione risulta più economico della benzina; con prezzi medi del greggio tra i 60 e i 70 dollari al barile. La bioraffineria di Crescentino avrà una capacità produttiva di 40.000 tonnellate annue di bioetanolo; realizzato a partire da biomasse disponibili in filiera locale (nel raggio di 40 km). Va ricordato ancora l’importanza; a livello nazionale e internazionale; che l’innovazione può giocare nel settore dei trasporti; in particolare quello su ruota. Questi oggi dipendono per il 94% dal petrolio e assorbono il 57% della domanda. La IEA prevede che il 97% dell’incremento di consumi petroliferi al 2030 (fino a 105 milioni di barili/giorno) sarà generato dai trasporti. Dai trasporti inoltre deriva il 25% delle emissioni di gas serra e il miglioramento dell’efficienza dei veicoli non potrà compensare gli effetti della motorizzazione dei paesi in via di sviluppo. Neppure l’introduzione di veicoli elettrici ed ibridi è di per sé sarà sufficiente. Il progetto è stato sviluppato in collaborazione con Enea; con il Politecnico di Torino e con la Regione Piemonte che; consapevole del valore del progetto e delle potenzialità per lo sviluppo del territorio; ha investito 12 milioni di euro. “La realizzazione dell’impianto rappresenta per noi un importante traguardo e; allo stesso tempo; un nuovo inizio: si concretizza oggi un progetto in cui abbiamo fortemente creduto e che consegna al nostro Gruppo e al Paese la leadership tecnologica nel settore dei biocarburanti di nuova generazione e della biochimica – ha commentato Vittorio Ghisolfi; Presidente del Gruppo M&G – Il progetto dimostra che il bioetanolo cellulosico può essere prodotto in modo sostenibile per l’ambiente e per l’industria. Ma la ricerca non si ferma qui: stiamo valutando sostituti bio-based per una serie di altri prodotti petrolchimici e intermedi chimici”.

Le sfide per il futuroNel 2004; con l’acquisizione di Chemtex International; M&G traduce la propria vocazione all’innovazione in un importante programma di ricerca nel settore della chimica verde e dei biocarburanti. Per il futuro M&G sta studiando la produzione di idrocarburi a numero di carbonio superiore a 10; a partire da C6 cellulosici; che siano competitivi economicamente e liberamente miscelabili con il gasolio.

L’idrogenolisi e il cracking dei C5 a glicoli C2 e C3 sono tecnologie promettenti; che usciranno dalla fase di laboratorio nel prossimo anno e saranno pronte per la dimostrazione su unità continue. I glicoli servono alla produzione di PET e come antigelo nei motori in sostituzione di analoghi prodotti di origine fossile. Gli investimenti; le attività e i programmi di ricerca portati avanti in questi anni riflettono il convincimento del Gruppo M&G: il futuro della petrolchimica è legato all’utilizzo di fonti rinnovabili prodotte localmente. Investimenti in Ricerca & Sviluppo; costi competitivi e filiere agroindustriali dedicate ed eco-sostenibili nel lungo periodo sono i cardini di questa prospettiva di sviluppo; che M&G sta interpretando con successo.

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