Cave del Terzo Valico: seduta fiume alla Commissione Congiunta Sviluppo del Territorio e Sicurezza e Ambiente

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La seduta mattutina della Commissione Consiliare Congiunta Sviluppo del Territorio e Sicurezza e Ambiente doveva durare al massimo tre ore dalle 9.00 e occuparsi prevalentemente del contenuto delle delibere di Giunta n°107 e n°114, riferite alla “realizzazione di un’area boscata” nella Fraschetta e “nella zona delle cave di Spinetta” in relazione al “Piano di reperimento dei materiali litoidi Linea AV/AC Milano/Genova”.

Invece, la seduta ha superato il limite temporale di un quarto d’ora e, diversamente dalle intenzioni iniziali dei promotori della seduta, in particolare Andrea Cammalleri (Movimento 5 Stelle), s’è occupata di vari aspetti della questione Terzo Valico-cave dell’Alessandrino, iniziata in seguito all’approvazione delle succitate delibere.

In una Sala consiliare senza la partecipazione di pubblico (l’orario “lavorativo” non ha aiutato in questo senso), esponenti politici e tecnici si sono alternati nel dibattito riguardante l’utilizzo delle cave Clara e Buona, Bolla e Guarasca 2, all’interno del piano cave del Terzo Valico, per il deposito dello smarino dei primi due lotti costruttivi non funzionali.

In apertura, il responsabile della Direzione Programmazione territoriale del Comune di Alessandria, Ing. Gianpiero Cerruti, ha illustrato le “prescrizioni tecniche” avanzate dal Comune al Cociv, contenute nelle delibere n°107 e n°114, che riguardano il trattamento delle terre contenenti sostanze additive e schiumogeni, il conferimento delle stesse “in falde non affioranti”, il controllo sulla presenza di amianto, il ruolo di Arpa, i piani di ritombamento e rinaturalizzazione.
Inoltre, sono state citate le modifiche al piano del traffico, le analisi dell’impatto acustico dei trasporti dello smarino e le misure per limitarlo, oltre allo studio sulla propagazione di polveri sottili conseguenti del detto traffico.
Nel corso del suo lungo intervento, l’ing. Cerruti ha ammesso che il Comune non ha ancora ricevuto dalla Regione il verbale della Conferenza dei Servizi del 23 aprile e, riguardo al parco dei pozzi Aulara, posti a valle idrogeologica della cava Clara, ha riportato il parere favorevole dell’AMAG, a patto che si metta in sicurezza il materiale depositato. Infine, si richiede la preparazione di un adeguato impianto idraulico da sottoporre alla valutazione dell’Aipo (Agenzia Interregionale per il fiume Po).

In seguito, ha preso la parola Alberto Maffiotti, Dirigente Responsabile del Dipartimento di Alessandria dell’Arpa Piemonte. Dopo aver ricordato la partecipazione dell’Agenzia alle Conferenze dei Servizi che si occupavano dei siti Clara e Bolla, il direttore ha fatto il punto sulle cave prese in considerazione e sulla dinamica dei controlli effettuati.
La cava Clara e Buona è conosciuta per essere stata utilizzata come deposito di materiale mosso dall’alluvione del 1994, dalla composizione quanto mai variegata. E’ presente un’area di lago, che è a contatto con la falda superficiale. A 500 metri a valle, come detto sopra, è presente il campo pozzi Aulara, gestito da AMAG e servito dalla stessa falda. Il lago è spesso inondato dalla Bormida in occasione di precipitazioni abbondanti, per cui è comprensibile la preoccupazione per l’erosione a lungo andare dell’argine e l’eventuale diffusione dei materiali provenienti dai cantieri del Terzo Valico.
In Conferenza dei Servizi, ha affermato Maffiotti, è stato prospettato questo rischio ed è stata avanzata la necessità di preservare i pozzi e limitare i materiali conferiti, in particolare quelli schiumogeni. In questo senso, è ritenuta importante l’esecuzione di uno studio idrogeologico sull’area in questione.
La cava Bolla possiede anch’essa un lago che comunica con la falda superficiale, con la presenza a monte dei pozzi del Molinetto. Nel 2006 fu avanzata una proposta d’ampliamento degli stessi, per il quale s’ipotizzò il rischio di contaminazione a contatto con eventuali materiali inquinanti nell’area di richiamo.
Maffiotti ha dedicato parte del tempo a disposizione per spiegare che cos’è lo smarino: esso è il materiale di scavo della galleria, il quale è poi trasformato e abbancato in un deposito temporaneo. Su questo l’Arpa compie dei campionamenti il più possibile rappresentativi. All’interno dei cantieri delle Grandi Opere, il Ministero impone l’esecuzione di controlli aggiuntivi: nel caso del Terzo Valico, essi sono stati concordati fra Cociv e Arpa e finanziati con 50.000 euro, una cifra forse un po’ bassa se si prende in considerazione il fatto che l’analisi di un campione ammonta a 2.000 euro. Citando un esempio concreto, Maffiotti ha detto che al cantiere di Moriassi (Arquata Scrivia) sono stati portati a termine sette campioni in due controlli.
La questione dei finanziamenti è stata ulteriormente approfondita quando il direttore dell’Arpa provinciale ha affermato che l’Agenzia è passata dall’avere 65.500.000 euro a disposizione nel 2014 a 63.000.000 euro nel 2015, cifra fornita dalla Regione e suddivisa in un 65% dedicato agli stipendi dei dipendenti (circa un migliaio) e il restante 35% per gli altri costi. Un controllo capillare delle terre trasportate da ogni camion sarebbe impossibile e avrebbe senso solo se con un obiettivo ben identificato da cercare. E’ possibile, invece, intervenire dove ci sono sospetti sostenuti di rischio effettivo come nel caso di Castello Armellino (sede di una cava scartata dal Cociv in seguito all’emersione di una situazione conclamata d’inquinamento) e incrementare la frequenza dei controlli mensili.
Per fare ciò, ha detto Maffiotti in un altro intervento nella seduta, non occorrono di per sé i finanziamenti, bensì l’ampliamento del personale in grado di eseguire i controlli, che per il dipartimento alessandrino è costituito da sole tre-quattro persone, a coprire non solo le vicende legate al Terzo Valico ma anche il resto delle emergenze ambientali presenti in provincia. Maffiotti ha invocato il coinvolgimento della Polizia Provinciale, su cui s’è impegnato in seduta il Presidente dell’ente, Rita Rossa.

L’altro tecnico intervenuto nella seduta odierna è stato Claudio Coffano, referente della Direzione Ambiente e Pianificazione della Provincia, il quale ha ripreso e ampliato alcuni dei temi sviluppati da Maffiotti.
Il Cociv ha messo a disposizione dell’Arpa per il controllo delle aree coinvolte dalla grande opera il totale di 300.000 euro ca. per sei anni, frutto di una convenzione che può essere rinnovata per altri tre anni. Coffano ha ribadito l’inutilità di controlli a breve distanza gli uni dagli altri in termini spaziali (per es. ogni 10-20 MSN), perchè rappresenterebbe uno spreco di soldi pubblici senza il sospetto della presenza di materiali contaminati.
A questo proposito, il dirigente provinciale ha ricordato che in Conferenza dei Servizi è stato richiesto di evitare il conferimento in cava Clara di terre contenenti schiume, utilizzate nelle gallerie con la “talpa” per rendere coeso il fronte di scavo. Per quanto riguarda la Bolla, è stata avanzata la proposta di impedire il conferimento fino a un metro sopra la massima escursione di falda, qui possibile a differenza della Clara, che è invece un’area esondabile.

Dopo una prima parte prevalentemente occupata dagli interventi degli esperti, hanno cominciato a parlare gli esponenti politici. Il primo è stato l’Assessore all’Ambiente, Claudio Lombardi, chiamato in causa dal Movimento 5 Stelle. Lombardi, seduto dal lato opposto rispetto al Sindaco e agli altri assessori presenti, ha espresso la sua preoccupazione per il rischio inquinamento che incombe sui pozzi dell’Aulara e del Molinetto, serviti da una grande riserva idrica riconosciuta da Provincia e Regione e “da salvaguardare”.
Il pericolo viene dalla presenza potenziale di schiume e amianto nelle terre di scavo. In particolare, c’è la probabilità del 50% di trovare le “terre verdi”, cioè quelle contenenti amianto naturale, nelle gallerie principali del Terzo Valico (più bassa, invece, è la percentuale per le gallerie di servizio). La procedura per l’effettuazione di controlli simili a quelli di Castello Armellino è stata avviata e sono in corso di discussione le modalità, ha affermato l’Assessore.
Tornando sul tema dell’amianto e concentrandosi sul protocollo di trattamento dello stesso, Lombardi ritiene che esso debba essere “dinamico”, aperto cioè a modifiche migliorative in termini di campionamenti e analisi. A suo parere, deve essere innalzato il limite per cui una roccia contenente amianto non è considerata “rifiuto”, posto a 1 g per 1 kg, al fine di garantire maggiormente la sicurezza nel sito di conferimento. Inoltre, l’Assessore ha espresso il timore che l’eventuale dilavamento del terreno possa avere effetti negativi sulla cava Bolla.
Il desiderio di aggiornamento continuo del protocollo amianto è stato condiviso dal successivo intervento di Coffano, il quale, tuttavia, ha negato la pericolosità conseguente al succitato dilavamento.

Le parole di Cammalleri, che hanno tirato in ballo la questione amianto e la supposta freddezza del Sindaco Rossa su questo tema rispetto all’Assessore Lombardi, hanno suscitato la reazione del primo cittadino, il quale ha posto a Maffiotti il dilemma sulla differenza tra amianto antropico (generalmente rappresentato dall’Eternit di casalese memoria) e naturale per quanto concerne il rischio d’inquinamento.
Il direttore dell’Arpa provinciale ha così distinto l’amianto antropico, la cui cancerogenicità è conclamata, dal naturale, contenuto in pietre il cui sfregamento può rilasciare le fibre molto tossiche se inalate (ciò potrebbe avvenire soprattutto nei cantieri). La legge, ha ricordato Maffiotti, non definisce chiaramente come trattare le pietre contenenti amianto e non impone limiti di legge sulla quantità massima consentita in acqua.
Dietro quest’ultima “carenza” legislativa, a dire il vero, c’è la mancanza della evidenza scientifica: ci sono studi esteri che iniziano a correlare rischi per la salute alla presenza di amianto nelle acque, ma non esiste ancora una relazione causa-effetto acclarata in questo senso. Inoltre, oltre a ricordare che diverse tubature presentano dell’amianto, Maffiotti ha detto che nella Bormida sono state riscontrate concentrazioni ben sopra i limiti di legge, nell’ordine delle 100.000 fibre/litro (quando il livello di allarme indicativo di una situazione d’inquinamento è di due fibre/litro).

Negli altri interventi, Renzo Penna (Sinistra Ecologia e Libertà) ha posto l’accento sulla tutela dei lavoratori insieme con quella dei cittadini e delle falde, mentre Ciro Fiorentino, parlando della cava Clara, ha affermato di sapere che sono avvenuti vari conferimenti sospetti tali da rendere necessario un controllo preventivo nella stessa. La denuncia del commissario di minoranza ha indispettito Rita Rossa, che ha chiesto per quale motivo questi non ha mai denunciato il tutto alle autorità, e ha portato Maffiotti a precisare che negli anni ’80 era possibile portare nella discarica i rifiuti contenenti amianto.
Domenico Di Filippo (Movimento 5 Stelle) ha chiesto cosa dovesse succedere se l’acqua pregna di amianto dovesse depositarsi nei campi, dopo essere stata prelevata dai pozzi dagli agricoltori, e in seguito evaporare, lasciando sulle coltivazioni il polverino (senza ottenere risposta), e quali sono le convenienze per i cittadini dall’intera operazione. Inoltre, citando la vicenda giudiziaria di Ettore Incalza, ha evocato il rischio d’infiltrazioni della ndrangheta. Barbara Bovone (Partito Democratico) ha difeso l’Amministrazione, respingendo in conclusione di seduta le accuse d’indifferenza per la tutela della salute dei cittadini, e ha affermato la propria fiducia nell’Arpa.

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