Un futuro per Villa Figoli

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L’offerta del comune, che ospita la colonia di Arenzano, la più probabile e l’unica perseguibile economicamente.

L’accesso per gli alessandrini resterebbe immutato nonostante l’hotellerie.

Sembra ormai deciso il futuro della discussa Villa Figoli di Arenzano, ex centro di soggiorno frequentato da persone con disabilità motorie, sensoriali e psicologiche; l’amministrazione provinciale ne ha deliberato la messa in vendita per motivi di bilancio, prezzo richiesto: 6 milioni di euro.
Immediata la reazione di Paolo Berta, presidente della commissione per le politiche sociali e sanitarie del Comune di Alessandria, che lancia l’appello alla Provincia per una gestione ragionata dell’immobile, e propone di realizzare una multiproprietà sociale con il coinvolgimento delle Asl di quattro regioni: Piemonte, Lombardia, Liguria e Valle d’Aosta.

paolo-berta“Ho ritenuto di rivolgermi alle autorità amministrative di quattro regioni perchè il progetto di una struttura come Villa Figoli sarebbe importante per tutte queste realtà e potrebbe essere sostenuto da un concorso nelle spese di acquisizione e gestione” spiega il consigliere comunale.
Dopo un periodo di stallo arrivano le offerte, proprio del Comune di Arenzano la più sostanziosa: 5 milioni e 5OO mila euro.
L’offerta è interessante e la Provincia accetta lo “sconto” di 500 mila euro in cambio di due clausole che potrebbero rivelarsi molto importanti per gli abitanti della nostra città: la prima riguarda proprio i disabili, mentre la seconda interessa i giovani.

Il Comune acquirente ha dimostrato disponibilità ad ospitare i disabili durante le vacanze estive, mantenendo vivo quindi l’aspetto sociale della struttura che verrà trasformata in una hotellerie, una scuola professionale per personale di bordo delle navi.

L’hotellerie garantirebbe le entrate necessarie per il restauro ed il mantenimento dell’immobile, inoltre il 20% dei posti, 100 su 500, verrà destinato ai giovani residenti nella Provincia di Alessandria.

Le parole del vicepresidente Comaschi sembrano ipotecare una firma sull’atto di vendita: “Vendere Villa Figoli ad un prezzo scontato causa una riduzione del patrimonio dell’ente. La Provincia però è impossibilitata a coprire la manutenzione dell’immobile, inoltre si tratta di una struttura carica di vincoli, ragione per cui non ha mercato: il rischio è di vederlo cadere a pezzi tra qualche anno”.

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