Un egiziano racconta l’Egitto

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“Una rivoluzione che varca i confini nazionali; gli interessi delle super potenze in Medio Oriente”

Difficile la prospettiva di un governo che veda il coinvolgimento di tutte le forze politiche

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In quest’estate i media si sono concentrati sulla guerra civile in Siria e sulla turbolenta situazione politica dell’Egitto. Per capire un punto di vista di chi ha vissuto quest’ultima da vicino, abbiamo parlato con un egiziano che abita da molti anni ad Alessandria.

Dove si trovava esattamente e com’era la situazione?
Ho soggiornato tra la fine di luglio e l’inizio di settembre in una località a 20 km dal centro storico del Cairo. Dopo gli scontri di luglio e agosto, la situazione è quasi sotto controllo grazie all’esercito e alla polizia interna, anche se il 5/9 c’è stato un attentato, fallito, al ministro degli Interni, Mohammed Ibrahim. La maggior parte della popolazione sta con i militari perché ha compreso che dietro la salita al potere dei Fratelli Musulmani si sono mossi agenti esterni come gli Stati Uniti e Israele, i quali hanno l’interesse a dividere i paesi arabi dall’interno per indebolirli.

Qual è la sua opinione sul governo di Mohammed Morsi e sulle vicende che hanno portato alla sua rimozione da parte del generale Al-Sisi?
Io e tanti altri abbiamo ritenuto che Morsi potesse comportarsi come un vero musulmano per il bene del paese. Egli ha promesso di risolvere i problemi del paese in 100 giorni, ma in realtà ha tradito questi impegni, dimostrando di essere un presidente debole, controllato da personaggi interni (per es. Muhammad Badie e Khairat el-Shater) ed esterni molto potenti. Ha seguito una sua agenda, liberando cospiratori che hanno compiuto l’attentato a Sadat nel 1981, ha mostrato un certo lassismo nelle questioni territoriali con il Sudan e nel Sinai e la vita quotidiana sotto il suo governo era peggiorata drasticamente. Ora, con i militari, il paese si sta riprendendo, a partire dal turismo, a differenza di quanto è stato raccontato all’estero (sono stato 10 giorni a Hurghada e non è successo nulla che costringesse i turisti a scappare).

Che cosa si dovrebbe fare con i Fratelli Musulmani? Bandirli o cercare di coinvolgerli di nuovo nel processo democratico?
Secondo me, si dovrebbe permettere ai membri più giovani di uscire dall’influenza dei più anziani e corrotti e di presentarsi alle elezioni, anche se credo che non li voterebbe più nessuno. La gente però non ha mezze misure, vorrebbe che fossero messi al rogo per il danno perpetrato all’immagine dell’Islam a loro parere.

Che cosa ne pensa dei cristiani copti e degli episodi di violenza di cui sono stati spesso vittime?
Per anni ho vissuto in un quartiere popolare, dove i miei migliori amici erano proprio cristiani copti. L’Egitto è stato sempre una terra di accoglienza, sin dai tempi di Gesù: nel nostro paese c’è una grande comunità francescana ad Alessandria d’Egitto, mentre nella nostra città, al Cristo, c’è un vice parroco che è un cristiano copto. I copti hanno sostenuto i militari perché ne riconoscono l’importanza e il prestigio. Gli egiziani, prima di essere cristiani o musulmani, sono egiziani. Gli episodi di violenza si sono verificati solo in determinati periodi, come durante la campagna elettorale del figlio di Mubarak, Gamal, o in questi giorni per mano dei Fratelli Musulmani.

Come vorrebbe che fosse l’Egitto del futuro?
Vorrei che ci fosse una democrazia più trasparente, dove il popolo abbia più potere. In questo contesto, i militari, simboli di serietà, disciplina e rispetto, dovrebbero sorvegliare l’operato del governo nell’interesse del paese, com’è già in parte avvenuto negli ultimi mesi.

Stefano Summa

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