Rita Rossa a Spinetta: stop alla discarica

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Il sindaco di Alessandria, Rita Rossa, ha reso nota l’intenzione di bloccare il progetto della discarica in Località Guarasca a Spinetta Marengo nel corso di un incontro teso con gli abitanti del sobborgo (riportato nello scorso numero di Zapping News). La decisione del primo cittadino è stata affermata il 20 maggio dall’assemblea dei soci di Aral, che avrebbe gestito il deposito di rifiuti inerti; per di più, è stato dato compito ai revisori dei conti di fare una relazione sulla vicenda, segnalando eventuali irregolarità. Su questo punto si è scatenato il Movimento 5 Stelle, il quale, attraverso i suoi esponenti in Consiglio Comunale (Angelo Malerba, Andrea Cammalleri e Domenico Di Filippo), ha intrapreso diverse iniziative. All’inizio di maggio il movimento d’opposizione ha presentato una mozione per chiedere al sindaco di indurre alle dimissioni l’intero consiglio d’amministrazione di Aral e il suo direttore, Piercarlo Bocchio (cui è stato rinnovato l’incarico per i prossimi tre anni in questi giorni). La motivazione è che, secondo il M5S, molte delle scelte riguardanti l’acquisizione dei terreni della futura discarica (di proprietà di “La Bolla s.r.l.”, gestita all’epoca da Lorenzo Cassano, Gian Mario Cassano e Maria Luisa Lombardi) sono state fatte senza coinvolgere, chiedendone l’assenso, l’assemblea dei soci. In particolare, nella ricostruzione dei fatti, si pone l’accento sull’esistenza di un secondo accordo preliminare d’acquisto, siglato dalla sola Direzione Aziendale su richiesta dell’allora assessore al Bilancio del Comune di Alessandria, Luciano Vandone. In tale documento si aumentava di 300.000 euro l’ammontare della caparra spettante ai proprietari del terreno (da 272.000 a 572.000 euro) e si annullava una clausola che preveniva “alcun effetto tra le parti” nel caso mancassero le dovute autorizzazioni ambientali della Provincia (a tutela, quindi, dell’azienda partecipata). Il Movimento 5 Stelle ha deciso di andare fino in fondo sulla vicenda, presentando esposti alla Procura di Alessandria, alla Corte dei Conti di Torino, ai carabinieri del Noe e alla Guardia di Finanza.
Stefano Summa

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