Reperti archeologici

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Le foto pubblicate sul sito NoTavTerzoValico.info di Arquata Scrivia aprono un’altra questione

Invocato lo stop ai lavori: la tutela della storia sia più forte dell’amianto

La questione del Terzo Valico dei Giovi si arricchisce di un altro elemento di discussione oltre a quelli costituiti dal rischio amianto e dal tema dell’utilità effettiva dell’opera. Il 6 marzo, infatti, il Comitato No Tav Terzo Valico di Arquata ha pubblicato sul sito NoTavTerzoValico.info fotografie che ritraggono alcuni particolari ritrovamenti nel cantiere di Radimero. I contestatori del tunnel ferroviario sospettano che si tratti di reperti archeologici, ipotesi plausibile dato che nelle vicinanze v’è l’area archeologica di Libarna. Inoltre, poco tempo fa è stata rinvenuta in zona la porta sud dell’antica città romana. Per fugare questo dubbio s’invoca lo stop ai lavori e l’intervento del Comune e della Soprintendenza.
Per quanto concerne, invece, il dibattito sull’opportunità di costruire la linea ferroviaria, c’è stata una dichiarazione importante da parte di Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato. A margine di un convegno alla Bocconi di Milano, il numero uno di FS ha detto che “da Milano a Genova è giusto che le merci vadano in camion, perché sono 150 chilometri. In nessun altro paese al mondo per fare 150 chilometri si va con le ferrovie (la linea collega Fegino a Tortona ed è lunga 54 chilometri, ndr)”. Le parole di Moretti fanno il paio con i dati sull’attività del porto di Genova per l’intero anno 2013, riportati da Antonello Brunelli di Afa (Amici delle Ferrovie e dell’Ambiente). Le tonnellate di merci arrivate al capoluogo ligure si sono ridotte del 3,7% rispetto al 2012 (da 51,4 milioni a 49,5). Medesima flessione ha colpito il traffico dei container (da 2.064.806 teu del 2012 a 1.988.013 del 2013). Le cifre sono ben lontane dai 4-5 milioni di teu spesso citati a supporto della necessità del compimento della grande opera.
La questione dell’amianto, ovviamente, non manca di nuovi aggiornamenti. In queste settimane c’è stata una svolta a proposito del cosiddetto “protocollo amianto”, cioè l’insieme di disposizioni che Cociv deve adoperare in caso di ritrovamento del pericoloso minerale. Il 25 febbraio si è svolta a Torino una seduta dell’Osservatorio ambientale del Terzo Valico: in essa è stato presentato il tanto discusso documento. Esso prevede il rispetto del limite di una fibra di amianto per litro e l’installazione di centraline per il monitoraggio dell’aria nei cantieri e dintorni. Tale attività sarà svolta dal Politecnico di Torino, ingaggiato dal Cociv, con successive verifiche da parte dell’ARPA. Ora manca solo il via libera della Commissione Via del Ministero dell’Ambiente a terminare la faccenda. Le polemiche, tuttavia, certamente non finiranno.

Stefano Summa

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