Mensa della Fraternità

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Ottanta pasti al giorno sei giorni su sette per aiutare gli acquesi

Invertita la tendenza: più italiani che stranieri

Nel 1988, ad Acqui Terme, nasceva la mensa della fraternità. Ideata da monsignor Galliano, ha celebrato da poco 5 anni di attività. Da sempre un grande aiuto per tutti quelli che si trovano in difficoltà, è forse ancora più utile al giorno d’oggi, in una città che risente come tante della crisi economica. “Prepariamo circa 80 pasti al giorno”, dicono i volontari della Caritas che 6 giorni su 7 lavorano nella nuova sede del Ricre. “Inoltre, su richiesta, confezioniamo e consegnamo a domicilio pasti per persone disabili”. Mentre stiamo raccogliendo questi dati, i primi utenti entrano in mensa. “Rispetto al passato, la situazione è molto diversa; da una stima dell’80% di stranieri e il rimanente di italiani, le cose si sono praticamente invertite”, spiegano i volontari. “C’è chi ha una pensione troppo bassa, chi è stato licenziato, chi aveva un’azienda ed è fallito. Purtroppo, come quando si entra nel tunnel di droghe ed alcol, spesso chi inizia a venire in mensa, non riesce a rimettersi in piedi. Ci si butta giù, si perde lo stimolo ad andare avanti. E quasi sempre si tratta di persone che sono essenzialmente sole”. In mensa, però, il clima è quello di una grande famiglia, a cui fa capo dal 2004 monsignor Giovanni Pistone, con l’aiuto dei coordinatori Renata ed Enzo Quaglia. Conoscono per nome tutti quelli che entrano in mensa, ne ascoltano le storie, offrono cibo e sorrisi per confortare chi ne ha bisogno. Naturalmente, la mancanza di fondi è un problema anche per la mensa, che ogni mese organizza cene sociali per raccogliere soldi. Per saperne di più, dare un contributo, ed interessarsi al volontariato, visitate il sito http://www.diocesiacqui.piemonte.it/ufficicuria.htm.

Ilaria Zanazzo

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