Il ponte s’ha da fare

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Lavori “forzati”  dalla burocrazia, i soldi vincolati non sono utilizzabili neanche per le prime necessità.

E i cittadini devono fare sacrifici mentre spariscono nel nulla 6 milioni di euro.

Presentato dall’ex sindaco Fabbio come il “Punto di riferimento per la città del futuro” e rilanciato dall’attuale sindaco Rossa con toni trionfalistici, più che essere un “Punto d’incontro” (ndr ricorderete la lista dedicata alle scorse elezioni comunali), il Ponte Meier divide ancora l’opinione degli alessandrini.

Il sentore però, è che per gli abitanti di una città allo sbando, costretti a convivere con i sacrifici imposti dal dissesto, non sia propriamente il momento di fare investimenti per opere faraoniche. Il “caso Meier” serve però ad evidenziare e a riflettere sulle storture burocratiche di questo Paese. Ha ragione infatti Rita Rossa a dire i fondi ormai ci sono e sono vincolati, e che se il Comune abbandonasse il progetto, sarebbe addirittura costretto a pagarci sopra una penale. Chi chiede quindi che i soldi per la costruzione del ponte vengano utilizzati per sanare questioni più urgenti e spinose o per potenziare servizi carenti, ha perso in partenza. A fermare tutto, c’è la burocrazia: ormai è scritto così, sono stati posti timbri su timbri, quindi i fondi rimangono vincolati e che il buon senso vada a farsi benedire.
È come se una famiglia, in un momento di difficoltà economiche, rinunciasse a toccare i risparmi che aveva messo da parte per comprarsi il televisore al plasma da 80 pollici, perché ormai quei soldi erano destinati a quello. Anzi, prima che i fondi vengano utilizzati per qualcosa di più urgente, è più facile si chiedano ulteriori sacrifici ai cittadini per coprire il buco di 6 milioni e 300 mila euro che una determina “secretata” firmata dall’ex ragionere capo Ravanazzano ha fatto sparire. Ma i fondi non erano vincolati anche per lui e la precedente amministrazione?

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