Geotermia con lo sterco di mucca

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Il progetto che vede protagonista un giovane acquese e che è passato per la Spagna, per l’Inghilterra fino ad approdare in Sud America

Un silos sotterraneo che crea energia. Gli italiani inventano ma poi sono costretti a esportare le loro intuizioni

DP è uno studente del Politecnico di Torino nato il 1980 e cresciuto prima in provincia, poi nella profonda Torino.
All’università di chimica incontra la disciplina che con ammirevole destrezza riesce a mescolare con la sua passione per il Cinema sperimentale e la letteratura, vince anche un premio di fotografia e a sentirlo parlare nessuno direbbe mai che si tratta di un ingegnere.
sterco-2Al termine degli studi prosegue con il dottorato e la sua ricerca sui gas che approfondirà in seguito dopo l’approvazione della tesi assieme a un gruppo di studenti che si amplierà a Bercellona.
Il progetto diventa presto concreto e nella Spagna post laurea parte la missione sviluppo.
Un professore in testa al team di ricercatori renderà possibile una gran bell’idea, portare gas combustibile alle abitazioni di un villaggio in Perù.
Portare non è il termine corretto, le organizzazioni internazionali a braccetto con l’università di Torino e Barcellona hanno mandato ricercatori sul posto per materializzare tutto quello che avevano disegnato e scritto su carta.
Un grande silos metallico da installare sotto terra da riempire di letame di mucca.sterco-3
Detto così sembra una notizia del Vernacoliere ma si tratta di avanguardia nel campo della geochimica, cioè che lo sterco produca gas non è una gran scoperta ma che questo possa essere canalizzato e portato nelle abitazioni di piccoli e medi villaggi in paesi poverissimi non è affatto scontato.
Di fatto la struttura somiglia a un sommergibile e ha tutta una serie di valvole che tutelano dalle esplosioni e convogliano le giuste quantità di gas per l’uso domestico.
Da un posto all’altro sono stati già approvate molte pose e a oggi si sta già pensando all’India.
La cosa che funziona meglio è l’atteggiamento dei ricercatori: tutto lo studio, i test e la costruzione del silos sono state esportate nei paesi in questione, ne sono stati montati una dozzina per poter insegnare alle popolazioni presenti a continuare da soli.
Ora il nostro DP è nei paraggi di Londra a proseguire il dottorato di ricerca per l’india.
Sono altri 20 dottori dai 27 ai 33 anni di nazionalità sparse che stanno ultimando i lavori per partire per una nuova avventura Indiana.
DP, l’Italia, la guarda da lontano, con quella rassegnazione di chi ormai ha capito che qui da noi non sarà mai come là.
Dice anche che i prossimi 6 mesi sono gli ultimi rimasti. “In India, poi si vedrà, bisogna essere pronti a ogni cosa – dice- sono stato in villaggi che esistono solo quando ci stai dentro”.
Bisognerebbe essere poveri davvero un quarto d’ora tutti, almeno una volta – dico.
“Ma sai che è proprio così” risponde..

Andrea Mario Morbelli

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