Fusti fuori controllo

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Il futuro dell’ex Fabbricazioni Nucleari di Bosco Marengo in discussione

Il sindaco disposto a rinunciare alla disposizione europea

Nucleare-Bosco-MarengoL’area dell’ex Fabbricazioni Nucleari di Bosco Marengo è stata oggetto di discussioni a proposito sia del suo passato, con il decommissioning a pieno regime e alcuni ritrovamenti strani, che del suo futuro, probabilmente incentrato sul Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi.
All’inizio dello scorso dicembre, la Sogin, proprietaria dell’area, impegnata a smantellare quanto rimasto della precedente attività nucleare, aveva segnalato alla Regione l’esistenza di quantità notevoli, benché indefinite, di sostanze sotterrate all’interno dell’area stessa. La scoperta è stata fatta grazie a una serie d’indagini geofisiche, necessarie per procedere con la compilazione del Piano operativo per la bonifica completa, che l’ISPRA dovrà approvare quest’anno. I nuovi materiali si aggiungono ai cinque bidoni ritrovati ad agosto, sempre dentro l’ex FN. Un esposto alla Procura presentato da Medicina Democratica ha denunciato poca chiarezza sulla natura di questi contenitori, su come siano potuti comparire in un luogo costantemente sorvegliato e sulle conseguenze per la salute dei lavoratori e di chi abita in zona. L’Arpa ha condotto uno studio sui bidoni, identificando la presenza di uranio, sotto i limiti di rilevabilità, e di cesio.
Il Deposito nazionale, imposto da una disposizione dell’UE, comporta un investimento di un miliardo e mezzo di euro, una quota di 1500 impiegati per 4 anni e 700 posti di lavoro fissi. Un’opportunità cui il sindaco di Bosco, Gianfranco Gazzaniga, è disposto a rinunciare per tutelare la cittadinanza, forte di alcuni criteri che escluderebbero la sua città. Il primo cittadino, in particolare, ha citato il grado di sismicità, la presenza di un’importante area fluviale e la non adeguata distanza dagli abitati e dalle principali infrastrutture viarie come elementi che respingerebbero l’ipotesi del Deposito nazionale. L’ex FN, in effetti, è posta in un territorio a rischio di esondazioni, a contatto con varie frazioni e la SS35 Bis dei Giovi.
Il grado di sismicità, invece, non è critico, perché le mappe dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia pongono Bosco in un’area con picco di accelerazione al substrato rigido, o pga, tra 0,1 g e 0,17 g, mentre il limite minimo di esclusione è posto a 0,25 g.

Stefano Summa

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