Derubati e beffati: una storia ordinaria

0
576

Valigia con vestiti, borsa con computer e tablet, tracolla con oggetti personali. Questo, l’elenco di ciò che possedevo arrivata a Massa Carrara. Tracolla: ciò che mi è rimasto per il rientro.
Si è soliti dire “sono rimasto in mutande”, ma io non posso, perché mi hanno rubato anche quelle. Fa ridere, in effetti. Intraprendere il viaggio di ritorno con i boxer del proprio ragazzo, poiché non si dispone di altro, ha un non-so-che di divertente, a pensarci.
Era l’una di notte, quando scoprimmo il furto. La macchina, posteggiata in una via molto trafficata, aveva un finestrino rotto ed il bagagliaio, in cui prima erano “custoditi” i miei oggetti personali, era stato completamente svaligiato. In molti potrebbero accusare d’ingenuità e sì, effettivamente non avrebbero torto. Ma davvero bisogna temere di lasciare i bagagli in macchina? L’idea di vivere in un mondo del genere, non è molto allettante, ma questa pare essere la norma. Ci viene sottolineato dai carabinieri, che, chiamati subito dopo aver scoperto il furto, ci hanno “consolati” con un: “È normale. La prossima volta lasciate la macchina aperta, almeno vi risparmiate i soldi della riparazione del finestrino.” Triste, no? Rabbia a parte, la trafila burocratica da seguire subito dopo risulta essere alquanto stressante. Purtroppo (e mia nonna direbbe: “mestiere che entra”), avevo lasciato il portafoglio all’interno della valigia per non avere troppo peso in borsa. E non perché fosse pieno di soldi, anzi. Semplicemente, era effettivamente pesante. Di conseguenza, ho subito anche il furto di carte e libretto universitario. I carabinieri mi hanno fornito i numeri telefonici da chiamare per bloccare le carte e la procedura è stata subito compiuta, ma non è finita lì. Al mio ritorno ad Alessandria (che mai mi è sembrata così bella), ho dovuto dedicare un’intera settimana alle procedure burocratiche. Il giorno successivo al mio ritorno, mi sono recata dai carabinieri, che mi hanno chiesto alcuni dati a me sconosciuti: codice IMEI del tablet, numero di carta di credito e postepay, codice seriale del computer. Sì, ho fatto la figura dell’ignorante. Mai avevo sentito parlare del codice IMEI, ma mi è stato spiegato che è il numero identificativo del tablet o smartphone e che permette la sua rintracciabilità in caso di furto; lo si può trovare sulla scatola. Quindi, per chi non lo sapesse, mai buttare le scatole o, per lo meno, annotarsi questo codice. Lo stesso vale per le carte di credito: fate in modo che il loro numero possa essere facilmente recuperabile in caso di furto, non buttate documenti o scrivetelo, i carabinieri lo chiederanno. Conclusa la denuncia, occorre presentarla in tutti gli uffici che vengono coinvolti. Nel mio caso: banca, posta ed università. Terminato tutto, la possibilità di ritrovare i miei oggetti smarriti, mi è stato confessato, è quasi nulla. “Mettiti il cuore in pace”, più difficile a dirsi che a farsi, ma… c’est la vie!

 

Giada Guzzon

Print Friendly, PDF & Email