Il bello e il brutto della sanità in provincia

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Dalle eccellenze e l’avanguardia ai paradossi dei tagli e delle centralizzazioni implementate con senso schizofrenico senza alcuna logica

Ferri chirurgici che percorrono chilometri ogni giorno per una spesa di 30 milioni di euro in 9 anni, pasti preparati all’esterno e burocrazia paralizzante

borsalino-01Il centro riabilitativo Teresio Borsalino è una realtà che vogliamo raccontarvi poiché, ogni giorno, più di 50 persone, tra dottori, infermieri, personale OSS, fisioterapisti e addetti al cibo e alle pulizie, lavora 24 ore su 24 per curare numerosi malati e cercare di riportarli ad una “vita normale”.
Il Borsalino rappresenta un momento di transizione per chi, provvisoriamente o permanentemente, è disabile o a problemi di celebrolesione. L’ospedale, composto da due unità disposte su tre piani ospita ogni giorno più di 80 pazienti con una capacità complessiva di 104 posti letto.
Ristrutturato dopo l’alluvione del 1994 e rimesso a nuovo nel 2006, il centro è suddiviso in tre reparti: cardio-respiratorio, neurologico ed ortopedico.
La struttura riabilitativa rientra nell’azienda ospedaliera nazionale santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria ed è diretta da Nicola Giorgione mentre il direttore del Dipartimento riabilitativo è Salvatore Petrozzino.
Lo scorso 27 settembre son stati inaugurati il giardino sensoriale e la pista di atletica, ulteriori luoghi di svago ed aiuto per i pazienti.

 
Il giardino sensoriale  e la pista di atletica

borsalino-04Sembra quasi un luogo magico, incantato, tra la natura ed il silenzio del cielo. Il giardino sensoriale rappresenta il fiore all’occhiello della parte esterna del centro riabilitativo: un viaggio nei sensi per il recupero psico-fisico e il mantenimento delle capacità residue dei malati.
Approvato il 5 luglio 2011 dal Consiglio della Fondazione Uspitalet, il progetto è stato realizzato grazie anche alla collaborazione della società Borsalino 2000.
L’aspetto ornamentale è quello che fa la differenza, con una varietà di fiori e piante difficili da trovare in un giardino di ospedale. Numerose le frasi che si possono leggere lungo il percorso, frutto di pensieri di noti scrittori ma anche di gente comune che ha trovato nel Borsalino la propria guarigione.
Il progetto generale ed esecutivo è stato curato dall’architetto Pier Giorgio Magrassi di Tortona mentre il progetto ornamentale è stato elaborato da Angelo Ranzenigo di Alessandria, entrambi a titolo gratuito.
Numerose le donazioni di privati tra cui Grazia Costa, Giovanni Pugi (in memoria di Rosa Fasciolo e Mauro Pugi) Ilaria Cecchini e Matteo Bianchi (in memoria dei nonni Dino e Angela).
A completare la parte sportiva la pista di atletica, lunga quasi un chilometro, intitolata al donatore Rinaldo Borasio, recentemente scomparso.

 
La casa domotica

Ultima avanguardia del Borsalino è la casa domotica, un progetto approvato dal Consiglio della Fondazione Uspitalet il 27 settembre e inaugurato esattamente due anni dopo.
Il percorso è stato lungo ed è servito per trovare gli sponsor per finanziare un alloggio di 50 metri quadri completamente automatizzato: dalla cucina al soggiorno, fino ad arrivare al bagno.
Si tratta di una tecnologia che permette di muoversi in spazi diversi grazie all’ausilio di particolari sistemi in grado di trasportare oggetti e persone. Nella struttura, come dicevamo, ci sono pazienti non autosufficienti dal punto di vista fisico, sia in modo permanente sia temporaneo.
La casa domotica, seppur fredda per la presenza di numerose tecnologia, aiuta il ricoverato a fare cose che sarebbero impossibili senza le proprie gambe.
Un braccio elettrico permette lo spostamento dalla camera da letto al bagno, l’utilizzo degli spazi in soggiorno ed in cucina, quasi in piena libertà di movimento. Una cosa non scontata per chi è costretto a stare tutto il giorno sdraiato o seduto.
Grazie alla donazione di 200 mila euro da parte di numerosi istituzioni si è potuto fare questo. Sono stati organizzati anche degli eventi per finanziare questo progetto: la Stra-Borsalino, una corsa podistica, un torneo di burraco nel 2012, i concerti di Natale dal 2011 al 2013 grazie all’ausilio della Rai e di nomi illustri nel mondo dello spettacolo come Paolo Meneguzzi e Eugenio Finardi. Altri eventi sono stati poi sostenuti da ditte locali. Non sono mancate aziende che hanno lavorato a titolo gratuito per garantire la realizzazione del progetto nei tempi più brevi possibili.
Giampi Grey

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ferri-chirurgiciLa sanità in provincia sarebbe un’ottima sanità e godrebbe di buona salute se non ci fosse la politica.
Le professionalità singole, infatti, dai medici, agli infermieri, agli assistenti non hanno nulla da invidiare a quelle presenti nei grandi presidi ospedalieri delle regioni virtuose e anche le strutture sarebbero più che accettabili se non fosse che la politica nazionale e locale comanda la sanità sul territorio e, di conseguenza, anche la salute dei cittadini.
Alcuni reparti funzionano malgrado tutto, grazie all’abnegazione di chi vi lavora sacrificando anche la propria famiglia, con il sostegno di volontari ed associazioni, combattendo tutti i giorni contro la burocrazia e l’ottusità più o meno volontaria e deliberata dei dirigenti amministrativi ed istituzionali, che dovrebbero ricoprire le posizioni apicali per l’esperienza e la competenza maturate e che, invece, spesso, rappresentano più o meno palesemente espressioni politiche.
La politica dei tagli, la centralizzazione dei servizi non hanno rappresentato un risparmio, bensì un evidente calo di qualità del servizio sanitario e un aumento della spesa, per esempio, di alcune forniture. Se i ferri chirurgici erano fino a poco tempo fa proprietà di un ospedale della nostra provincia, con il principio della esternalizzazione e razionalizzazione della spesa, i ferri chirurgici devono arrivare anche più volte al giorno da Vercelli già sterilizzati a bordo di auto e furgoncini: ciò si traduce in ritardi inevitabili dovuti a traffico o situazioni climatiche e a ulteriore inquinamento atmosferico per il trasporto.
I ferri forniti dalla ditta esterna sono, tra l’altro, di qualità molto inferiore rispetto a quelli che prima erano utilizzati dall’ospedale e il risparmio non c’è stato, anzi, questo intelligente appalto costa ai contribuenti ben 30 milioni di euro in 9 anni.
Ogni volta che il chirurgo apre una scatola per prendere una pinza, si volatilizzano 110 euro. Stessa cosa per i pasti, anche questi esternalizzati e che, in teoria, potrebbero rappresentare un risparmio ma, che, nella pratica, creano non pochi disagi. L’evoluzione clinica di un paziente non permette di stabilire sempre con due giorni di anticipo quale sia la dieta ottimale e i protocolli burocratici del sistema hanno una rigidità che non appartiene alla dinamicità dell’essere umano, soprattutto se ammalato. Spesso la conclusione è che l’ospedale può fornire in questi casi soltanto tè e fette biscottate. Stessa penosa storia per l’informatizzazione: se il sistema si blocca, sabato e domenica non è possibile effettuare dimissioni e ricoveri.
I teorici della razionalizzazione non hanno fatto i conti con la realtà di tutti i giorni ma soltanto quei conti che soddisfano certi interessi e, le cronache giudiziarie lo confermano, quelli delle proprie tasche.
I presidi ospedalieri della provincia, Tortona, Acqui, Ovada, Novi, sono ridotti all’osso, reparti interi chiusi, sotto organico perenne e d’estate, in periodo di ferie, alcuni servizi vengono sospesi, alla faccia di quel reato che si chiama interruzione di pubblico servizio. Medici già specializzati lavorano grazie a borse di associazioni di volontari e si devono scontrare con la burocrazia anche se non pesano economicamente sull’ufficio di competenza di territorio.
Tutto ciò non è razionalizzazione dei costi né taglio della spesa ma una cattiva sanità per il cittadino che paga le tasse e che spesso si deve rivolgere al privato perché la prestazione costa tanto quanto pagando il ticket.
Il sospetto a tal proposito è lecito, chi ci guadagna con le convenzioni? E, ancora, non è illegale imporre un ticket pari all’erogazione stessa e che, invece, per legge dovrebbe rappresentare una percentuale del costo dell’erogazione? I tagli e la politica dissennata che li sottende hanno fatto sì che sia diminuita la prevenzione: esami prescritti con il contagocce anche quando l’evidenza dei sintomi, da manuale, li indicherebbe.
Il clima di omertà che avvolge il mondo della sanità è pericoloso, il professionista che ha fornito le informazioni che i Nas hanno richiesto circa le irregolarità dei presidi oncologici per la preparazione dei farmaci, invece di ricevere un encomio, ha avuto una contestazione disciplinare.
Questa è cronaca di alcuni mesi fa ma, purtroppo, per una di cui si viene a conoscenza, un numero infinito rimane sommerso.
L’ammirazione per i sanitari che svolgono il loro lavoro, nonostante tutto quello che c’è intorno, è encomiabile e la politica, se si facesse da parte gioverebbe alla sanità e alla salute di tutti noi: é inaccettabile che i medici debbano temere l’elezione di questo o quel sindaco, di questo o di quell’assessore perché la loro influenza e maggiore o minore può determinare l’assetto territoriale del presidio ospedaliero in cui lavorano.

Fausta Dal Monte

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SENONETWORK

cancro-al-senoSENONETWORK Italia Onlus è un progetto nazionale di miglioramento della qualità di cura per il tumore della mammella, con lo scopo di promuovere il trattamento della patologia del seno in Italia in centri dedicati che rispettino i requisiti europei per offrire a tutte le donne pari opportunità di cura. Inoltre si pone l’obiettivo di farsi trovare pronti a quando il Governo avrà sviluppato il mandato del Senato della Repubblica ad “avviare ogni idonea iniziativa nell’ambito dell’Unione Europea volta a sostenere la realizzazione in tutti gli Stati membri di Unità multidisciplinari per la cura del tumore alla mammella entro il 2016”. Da settembre 2014, la Struttura operativa semplice di Senologia che opera nel presidio ospedaliero di Tortona fa parte di Senonetwork: un altro passo avanti sulla strada della qualità per il servizio offerto alla popolazione dell’ASL AL. Un ulteriore passo avanti reso possibile da una splendida task force “multidisciplinare” costituita da istituzioni, fondazioni bancarie, volontariato (a cominciare dall’Associazione Franca Cassola Pasquali), pazienti e famiglie, operatori sanitari. Tutti questi attori, ognuno nel proprio ruolo, devono essere fieri dei risultati ottenuti negli anni fino a quest’ultimo riconoscimento a livello nazionale. Lo scopo è sempre “stare un passo avanti al cancro al seno per batterlo sul tempo e sconfiggerlo”. Ce la possiamo fare. Disponiamo degli strumenti diagnostico-terapeutici adeguati, dell’organizzazione multidisciplinare del lavoro, dell’esperienza e della formazione necessarie nei medici e negli infermieri professionali, del volume di attività che dà peso alla nostra Breast Unit a Tortona.
Augurateci BUON LAVORO, ne abbiamo bisogno, ma soprattutto abbiamo bisogno del sostegno di quella task force grazie alla quale, da anni,  siamo in grado di lavorare ogni giorno come la comunità scientifica ormai di livello europeo ci chiede.

Maria Grazia Pacquola
Unità di Senologia
presidio ospedaliero di Tortona

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