Codici Bianchi a parte

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La proposta di un giovane infermiere per snellire l’attesa.

Creare un area apposita per i casi meno gravi ed urgenti.

Per approfondire al meglio l’argomento ho incontrato Elio, 28 anni, studente in scienze infermieristiche e infermiere praticante con alle spalle esperienze di lavoro in più reparti dell’ospedale cittadino.

codice bianco“Quando a un infermiere viene assegnato il tirocinio in pronto soccorso è sempre un salto nel buio, l’impatto psicologico è duro e servono nervi saldi, non tutti sono tagliati per questo reparto – racconta Elio – si può passare dall’ordinaria amministrazione alla bufera in un attimo: è sufficiente un incidente d’auto grave, un incendio o un evento naturale a intasare le corsie con diversi pazienti gravi”.

Sulla distinzione tra il codice bianco e gli altri qual è la sua opinione?: “I codici bianchi sono i meno urgenti ma devono attendere ore prima di essere visitati, sarebbe interessante affidarne le cure ad uno staff composto prevalentemente da studenti tirocinanti, coordinati da un infermiere professionale e un medico, o un medico specializzando”.

I recenti tagli che hanno interessato anche la Sanità potrebbero trasformarsi in un punto di partenza: un’opportunità per i giovani troppo spesso esclusi dal mercato del lavoro per mancanza d’esperienza, la gavetta ambulatoriale dei codici bianchi sarebbe una buona palestra per i nostri futuri infermieri.

“Sarebbe bello rendere un servizio alla comunità e allo stesso tempo crescere in ambito professionale, – conclude Elio – collaborare nella gestione di un settore del Pronto Soccorso è una grande responsabilità per il tirocinante, che accrescerebbe la propria autostima favorendo una formazione più completa”.

Instaurare, insomma, un rapporto fiduciario verso le nuove generazioni per rinsaldare il tessuto sociale odierno, sfilacciato e minacciato da un’economia incerta.

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